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Sfogliando una rivista, tempo fa, trovai una poesia di Camillo Sbarbaro, dedicata al suo paese natio, dai versi “Liguria, l’immagine di te sempre nel cuore, mia terra, porterò…”. Iniziai a riflettere…
Ogni poeta scrive quasi sempre una poesia al proprio paese. Come mai? Beh, forse l’amore, le esperienze, le amicizie, col tempo, spingono i poeti a lasciare qualche traccia della propria vita vissuta in una città che ha fatto da cornice alla propria esistenza. Il paese natio viene descritto come se si trattasse di un luogo magico, misterioso, dove il paesaggio assume spesso una notevole importanza: un albero, una collina, una salita, un fiore sono, infatti, l’eco di ricordi, che hanno caratterizzato il proprio passato. Giosuè Carducci, in “Rime nuove”, ci parla della sua vita vissuta in Toscana “(…) Dolce paese, onde portai conforme l’abito fiero e lo sdegnoso canto e il petto ov’odio e amor mai non s’addorme (…)”. Ancora, Umberto Saba ci descrive la sua Trieste come una città “viva, dall’aria strana e tormentosa”, che può essere paragonata ad “un ragazzaccio aspro e vorace, con gli occhi azzurri e mani troppo grandi per regalare un fiore; come un amore con gelosia”. Il proprio paese natio ha per tutti una particolare importanza, in quanto contribuisce alla propria “formazione di vita”. Infatti, è qui che si inizia a conoscere la vita ed è qui che ti addormenti bambino e ti svegli adulto, trovandoti ad affrontare i veri problemi. Ogni poeta fa del suo paese la sua colonna sonora… è così che una collina spinge ad inseguire un sogno, un cielo, a ricordare un amore… insomma, ogni esperienza bella o brutta che sia, per il poeta deve essere registrata nel libro della propria vita. E ancor di più, l’amore per il proprio paese diventa, a volte, il motivo di ispirazione per scrivere il proprio componimento poetico. |